Attenzione: l'inizio del meeting dei caffescientifici italiani è spostato alle 11:30.
A causa del gran numero di iscritti, sc2015 chiuderà un po' più tardi, alle 17:30
La democrazia si basa sull’idea che le le scelte strategiche siano sottoposte al giudizio popolare e che le decisioni prese abbiano un ampio consenso. Il metodo tradizionale, ovvero quello di eleggere dei rappresentanti e di lasciare a loro la decisione, mostra sempre più spesso i suoi limiti. I deputati vengono scelti per motivi che poco hanno a che fare con la loro competenza, e il processo decisionale è spesso influenzato da ragioni economiche e politiche che non corrispondono al volere popolare. Per questo sempre di più si ricorre a strumenti di democrazia diretta, quali per esempio i referendum, o metodi di pressione (campagne di opinione), strumenti che potrebbero essere notevolmente potenziati usando gli strumenti informatici attuali.

Ma spesso non è facile decidere su temi tecnici.  Scelte energetiche (nucleare sì o no?), alimentari (OGM), mediche (procreazione assistita, screening genetico), sociali (migrazioni) sono solo alcuni esempi di temi che infiammano o hanno infiammato il dibattito pubblico. Purtroppo nei vari mass media questi temi sono spesso sono stati affrontati più a livello emotivo che scientifico, basti pensare alla campagna anti-ogm che rarissimamente tocca argomenti di carattere tecnico.

Il rischio che tutti corriamo in questi casi è che la decisione venga presa con criteri che sono lontani dalla scienza, oppure che sia delegata a “tecnici”, i famosi “esperti”, oppure, ancora peggio, in base ad argomenti emotivi facilmente pilotabili.

Sicuramente abbiamo bisogno di un supporto conoscitivo per formarci una opinione corretta. Ma spesso questo trasferimento di conoscenza, quando c’è, avviene con la filosofia del “vaso vuoto”. I cittadini sono visti come persone che hanno un handicap (la mancanza di conoscenza) che deve essere superato, e lo strumento per farlo è analogo al trasferimento di liquidi: televisione, radio, giornali, conferenze. Tutti canali essenzialmente monodirezionali che “riversano” la conoscenza nei cittadini.

I Caffè-Scienza


I caffè-scienza sono nati in parte per ovviare a questa necessità. Un caffè-scienza è una specie di anti-conferenza: ci sono gli esperti ed il pubblico, ma si cerca di far sì che il dibattito sia guidato dal pubblico, invece che dagli esperti. Per questo scopo, si cerca di organizzare l’evento in un luogo dove i cittadini, più che gli esperti, si sentano “di casa”. Quindi, quando è possibile, l’evento non viene organizzato in una sala da conferenza ma piuttosto un pub, un caffè o anche un mercato. Anche la disposizione fisica degli spettatori deve favorire la partecipazione, quindi bisogna mettere esperti e pubblico sullo stesso piano, incoraggiare le discussioni facendo sedere le persone attorno a dei tavolini, e magari offrire qualche bibita. Questa formula non è ovviamente unica: ci sono tanti esperimenti simili come “la scienza al mercato” o “una pinta di scienza”.

In particolare la nostra esperienza come Caffè-Scienza Firenze-Prato (www.caffescienza.it 10 anni di attività, più di 120 eventi organizzati) ci ha permesso di esplorare varie “modalità” di comunicazione partecipativa. Abbiamo per esempio scoperto che a seconda del tema si devono usare “scenari” diversi. Quando i cittadini già conoscono un tema, si può partire subito con il dibattito, nello spirito più “puro” del caffè-scienza, e di solito usiamo due esperti con profili diversi in modo da coprire più aspetti del tema. Ma quando invece il tema, pur conosciuto, richiede una introduzione tecnica, allora è preferibile avere un solo oratore, a cui viene concesso più tempo, un misto di conferenza e caffè-scienza a cui abbiamo dato il nome di “cafferenza”. Ovviamente, anche in questo caso viene lasciato ampio tempo per il dibattiti.

Abbiamo anche lavorato (in collaborazione con il CSDC - Centro Interdipartimentale per lo Studio di Dinamiche Complesse dell’Università di Firenze,  www.csdc.it, con la nostra associazione gemella formaScienza di Roma, www.formascienza.org, con il caffè-scienza di Milano, www.caffescienzamilano.it, e con l’Università di Bari), per creare un network italiano di caffè-scientifici: www.caffescientifici.it.

Una esperienza simile a livello europeo è stata fatta nell’ambito di un progetto europeo, SciCafe (www.scicafe.eu), nel cui seno abbiamo anche sperimentato i primi supporti “informatici” ai caffè-scienza.

L’idea è che l’organizzazione di un caffè-scienza è un compito gravoso, e anche quando il pubblico risponde entusiasta, si limita a toccare al più un centinaio di persone. Inoltre, le zone rurali o comunque più periferiche del paese hanno difficoltà a partecipare a questo tipo di incontri, e anche ad organizzarli in loco in quanto per loro è molto più difficile avere a disposizione gli esperti. Per questo, ormai da molti anni, videoregistriamo gli eventi e li pubblichiamo su YouTube, e da qualche anno mandiamo in streaming l’evento, con la possibilità per il pubblico di partecipare direttamente al dibattito. Questo strumento è stato poi perfezionato in seno ad un altro progetto europeo, SciCafe2.0 (www.scicafe2-0.eu).

Infine, da cinque anni conduciamo una trasmissione radio (RadioMoka) su una emittente locale di Firenze (NovaRadio, www.novaradio.info). Nonostante la radio sia un mezzo antico e monodirezionale, resta pur sempre quello meno invasivo e che più si presta all’integrazione con Internet.

La “scienza dei cittadini” (Citizen Science)


Ma si può andare oltre. I cittadini possono essere chiamati a partecipare direttamente all’attività scientifica e anche in qualche maniera a guidarla. La maniera più semplice è quella di agire come valutatori. I tanti progetti che ricevono supporto pubblico (sia nazionali che europei) spesso impiegano parte dei fondi per la “diffusione” dei risultati, ma questo avviene di nuovo in maniera monodirezionale: articoli divulgativi, gadget, materiale pubblicitario. Sarebbe molto più produttivo se dedicassero parte del tempo e delle energie a incontrare il pubblico, spiegare cosa stanno facendo e ricevere opinioni, suggerimenti e partecipazione. Questo ovviamente ha bisogno di una rete di collegamento tra progetti e pubblico, compito che potrebbe essere svolto anche dai caffè-scienza, in particolare sfruttando le reti di collegamento tra le varie realtà.

Sempre più spesso si parla di smart-cities e di collective awareness. Si tratta in genere di strumenti di indagine o di azione che hanno un risvolto sociale e che utilizzano pesantemente l’informatica. Ma anche in questo caso i cittadini sono spesso visti come “target” o come “substrato”, e raramente come soggetti propositori. Quello che potrebbe causare un vero cambiamento epocale è passare dalle “smart cities” agli “smart citizens”, ovvero coinvolgere i cittadini in prima persona nell’acquisizione dati e nell’elaborazione dell’intelligenza collettiva, ed essere anche pronti a modificare l’azione a seconda degli stimoli ricevuti.

Anche qui i caffè-scienza potrebbero svolgere un ruolo di raccordo tra progetti e popolazione. Per far ciò, i cittadini andrebbero coinvolti fin dalle prime fasi di progettazione, in modo che il progetti acquisisca veramente un carattere partecipativo. Ma anche semplicemente chiamare i cittadini a valutare il progetto - quando ancora è possibile adattarlo, ha una importante valenza partecipativa.

In alcuni casi i progetti prevedono un coinvolgimento diretto della popolazione, per esempio per effettuare misure usando sensori economici, o direttamente fornendo informazioni personali che possono essere utili per risolvere problemi collettivi, per esempio per problemi di traffico, gestione delle emergenze, per instaurare delle competizioni virtuose sul risparmio energetico o sulla gestione dei rifiuti, e così via. Il punto debole di questi progetti è in genere quello del reclutamento dei cittadini, in parte perché difficilmente tali progetti hanno accesso a canali di comunicazione efficienti, ed anche perché tali progetti sono spesso sentiti come “distanti” e il loro scopo o non è compreso, o non e adattabile alle esigenze collettive. Anche in questo caso uno strumento partecipativo come il caffè-scienza potrebbe risultare estremamente utile.

Science Shops


Infine, i progetti e gli enti di ricerca pubblici potrebbero, nello spirito dei “science shop”, mettersi al servizio dei cittadini, approfondendo in maniera scientifica delle richieste “dal basso”, per esempio in tema di inquinamento, benessere, sicurezza. Di nuovo, c’è bisogno di strumenti collettivi per stimolare, affinare e gestire queste proposte. Il caffè-scienza potrebbe in questo caso avere un ruolo utile di mediatore tra ente di ricerca e cittadinanza.

Le radici cognitive della partecipazione


Ci si può domandare perché mai i cittadini dovrebbero aver voglia di partecipare a tali progetti, che spesso comportano un certo impegno personale e non offrono in genere una ricaduta diretta. Il tema è ovviamente molto vasto e non possiamo affrontarlo qui in dettaglio, ma ha sicuramente a che fare con l’emergere della cooperazione, con il ruolo della reputazione e con il meccanismo della formazione delle opinioni di gruppo.

L’idea di base è che gli esseri umani hanno una certa tendenza alla cooperazione, a seconda del tipo di contesto. Questo è un problema che è stato molto studiato sia dagli psicologi, dagli scienziati sociali e anche dai biologi. Riassumendo un famoso saggio (peraltro anche contestato) [http://www.sciencemag.org/content/314/5805/1560.short], gli esseri umani possono cooperare (come del resto fanno molti animali) per via della loro relazione di parentela, perché si aspettano una reciprocità diretta o indiretta, per via della struttura delle relazioni sociali (in particolare per il ruolo della reputazione), o perché, indirettamente, il gruppo composto di cooperatori ha un vantaggio rispetto a quelli composti sia da cooperatori che da approfittatori.

Ovviamente questi fattori (tranne il primo) sono presenti in tutti i casi in cui si ha elaborazione collettiva, partecipazione e cooperazione, e bisogna tenerli presenti quando si tratta di progettare uno strumento sociale cooperativo. Per questo è così importante curare l’aspetto di gruppo e incoraggiare la partecipazione attiva delle persone, riconoscendo gli apporti personali.

Un altro aspetto importante riguarda la modalità di partecipazione. Le nostre capacità comunicative e partecipative si sono sviluppate in contesti molto diversi da quelli attuali, in particolare molto diversi da Internet. Noi siamo abituati a chiacchierare con tre-quattro partner (un gruppo di discussione), a lavorare in piccoli gruppi di 7-12 persone, e ci sentiamo intimoriti da gruppi più ampi, che sentiamo come “folla”. Inoltre, le nostre capacità cognitive di solito comprendono un gruppo di contatti personali dell’ordine di 150 persone (il numero di Dunbar https://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_Dunbar).

Infine, gli studi sulla modalità di comunicazione mostrano che durante la fase di ricezione, come quando guardiamo la TV o anche assistiamo ad una conferenza, non abbiamo la capacità di elaborare attivamente il materiale, perché non possiamo interrompere il flusso e magari discuterne con qualche compagno.

Questi elementi vanno tenuti presenti nella fase di progettazione di uno strumento comunicativo, come anche il caffè-scienza e la sua estensione su web. Per esempio, la disposizione delle persone in un caffè-scienza dovrebbe incoraggiare la formazione di gruppi di discussione, disponendo le persone intorno a dei tavolini, e si dovrebbe incoraggiare l’elaborazione collettiva prevedendo delle pause (in cui magari ordinare una birra). Come “portare” questi concetti sul web, durante uno streaming, è uno degli argomenti affrontati nel progetto SciCafe2.0.

Alcuni di questi temi sono stati discussi in un incontro con gli studenti di Ingegneria di Firenze (https://youtu.be/FxVT769HTok).

Discutiamone insieme


Per mettere a fuoco questa serie di proposte, vorremmo usare lo strumento collettivo del caffè-scienza stesso, e perciò vorremmo organizzare un incontro aperto [vedi sc2015], in occasione del festival della scienza, a cui invitare tutti i soggetti che potrebbero essere coinvolti: associazioni di divulgazione della scienza, enti di ricerca, ricercatori e cittadini. Per garantire la massima partecipazione, l’evento verrà mandato in streaming e si utilizzeranno vari metodi per permettere la partecipazione anche a distanza degli interessati.

Aggiornamenti


il 30/9/2015 si è tenuto un forum on line ospitato dalla Casa Bianca dal titolo: Open science and innovation: of the people,by the people, for the people.

https://www.whitehouse.gov/blog/2014/12/02/designing-citizen-science-and-crowdsourcing-toolkit-federal-government

Video: https://youtu.be/J17uBahTdDE

Il forum aveva lo scopo di raccontare le varie esperienze nel campo della collaborazione tra cittadini e scienziati  in vari progetti di ricerca americani e di presentare la piattaforma “Citizen Science and Crowdsourcing Toolkit” sviluppato grazie al  piano d'azione dell'amministrazione Obama.

Il programma ha previsto, dopo una breve introduzione, alcune sezioni con interventi spot (di circa 5 minuti) suddivisi in macro aree (oceani-acqua , agricoltura, democrazia ecc.) con possibilità di fare alcune domande.

https://twitter.com/whitehouseostp
https://twitter.com/search?f=tweets&q=%23WHCitSci&src=typd

Tra i progetti presentati eccone alcuni come esempio.

Il primo “SciStarter” è una piattaforma che riunisce tutti i progetti di openscience ai quali è possibile partecipare, suddivisi per aree tematiche o momenti temporali (giorno, notte, ufficio, macchina ect). (scistarter.com)

Il secondo, che ha ricevuto moltissimi commenti positivi su Twitter è “Smartfinn” : una pinna per i surf che monitora e raccoglie dati chimici sugli oceani (https://vimeo.com/140761605).

Infine, “CoCorahs” , una comunità collaborativa per il monitoraggio di piogge, grandine e neve, basata su volontari che misurano e riferiscono i dati relativi alle precipitazioni (http://www.cocorahs.org/)

Ecco alcune frasi che sono state ritwittate e apprezzate:

"Citizen science makes the impossible possible", Alex Dehgan.

A scientist observes carefully and reports honestly". Sylvia Earle

Alex Degan kicks off the panel on oceans & coasts: "We can't solve the problems of our planet with traditional science alone.


Articoli

http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/science-of-the-people-by-the-people-and-for-the-people/

https://www.whitehouse.gov/blog/2014/12/02/designing-citizen-science-and-crowdsourcing-toolkit-federal-government

http://www.huffingtonpost.com/entry/white-house-citizen-science_560c3b81e4b0dd85030a6a38?a61j1yvi


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Franco Bagnoli,
08 ott 2015, 06:00
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Franco Bagnoli,
08 ott 2015, 06:00